Mio figlio? Non riesco a capirlo…

Mio figlio? Non riesco a capirlo…

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Tua/o figlia/o reagisce agli eventi in un modo che non capisci?

È irritabile?

Ansiosa/o?

Non riesci a spiegarti alcuni suoi comportamenti?

Le tue parole non bastano a farla/o stare meglio e ti senti sopraffatta/o?

Non riesci ad entrare nel suo mondo e decifrare il modo in cui sente le cose?

Tuo figlio non ha nulla che non va!

 Tuo figlio sta affrontando la sua vita e vivendo entra in contatto con se stesso, il suo temperamento, l’ambiente circostante, gli stimoli che subisce, le azioni che agisce.

Non sempre i bambini hanno i mezzi per comprendere le emozioni che sentono scatenarsi da dentro, crescere è una pratica complessa, imparano pian piano a conoscersi, a sentirsi e sentire ciò che sta succedendo dentro e fuori di loro, senza riuscire sempre a dargli un’espressione positiva.

 

Qualunque stimolo, interno o esterno all’essere umano, suscita nello stesso un’emozione, tale emozione induce un comportamento, comportamento che a sua volta, in virtù delle reazioni prodotte in se stesso e negli altri, determinerà una nuova emozione e così via in un’inarrestabile tempesta di funzioni umane.

 

Gestire la comunicazione tra mente e azione non è sempre facile, emozioni equilibrate e comportamenti funzionali non sono meccanismi automatici; indole, temperamento, difficoltà interiori, complicazioni esterne e un gran numero di motivi ancora, possono essere la causa di difficoltà che coinvolgono il comportamento umano e la sua sfera emotiva.

 

L’Emozione è uno stato mentale e fisiologico che descrive la risposta del cervello a determinati stimoli.


Le difficoltà della sfera emotiva sono strettamente connesse e interdipendenti alle difficoltà comportamentali. Queste costituiscono una macro-area che raggruppa due sotto classi di condotte tipiche dell’età evolutiva:

comportamenti internalizzanti VS comportamenti esternalizzanti 

 

  • I comportamenti internalizzanti¹ includono problemi rivolti all’interno, connessi pertanto ad ansia, paura, vergogna, bassa autostima e tristezza.
  • Le condotte esternalizzanti², in infanzia e adolescenza riferiscono ad una costellazione di comportamenti diretti verso gli altri e l’ambiente esterno sotto forma di oppositività, impulsività, rabbia ed iperattività.

 

In tutto questo turbine di emozioni ci siamo noi, i genitori, le guide, i fari, con le responsabilità che ci schiacciano, le domande che si rincorrono, i dubbi che ci sconfortano, la sensazione di sbagliare, di non essere all’altezza, di non sapere come affrontare le difficoltà più o meno evidenti che ogni tanto si affacciano nelle nostre vite.

 

La paura negli occhi è profonda, l’inadeguatezza ci spezza in due e quello che vorremmo è avere tutte le risposte. A questo punto uscire dai meccanismi di difesa che abbiamo instaurato diventa complicato, abbandonare la zona di confort dove le cose non sembrano andare bene, ma non vanno neanche così male, è difficile, è dispendioso di molte energie, significa non solo mettere in gioco la serenità di tuo figlio, ma l’impalcatura su cui si sostiene l’intera famiglia.

 

Non esiste intervento in età evolutiva che non coinvolga tutto il nucleo familiare, che non diventi un mettersi in discussione di tutti, dell’educazione data, ma anche di quella avuta, delle emozioni concesse agli altri e di quelle suscitate in noi.


Fai il primo passo, metti un piede dopo l’altro e comincia a camminare. Continua a farti domande, continua a non accettare le cose come sembrano dover essere.

Parla con professionisti specializzati, persone in grado di cambiare il tuo punto di vista, persone che con il loro lavoro e il loro studio, entrano costantemente in contatto con problemi che a te possono sembrare insormontabili, comincia a parlarne.


Da Progressi puoi iniziare un percorso psico-diagnostico per valutare la condizione psico-emotiva di tua/o figlia/o…


¹Le difficoltà internalizzanti, è dato comune che passino “inosservate” o restino spesso celate dietro un temperamento timido, prima di avere una corretta identificazione.

Questo ritardo nella diagnosi conduce spesso all’aumento del senso di colpa nel bambino, che non vede riconosciute le proprie difficoltà, questo diviene dunque un fattore di mantenimento della patologia.

Spesso problematiche inerenti ansia e depressione in età evolutiva non trattate costituiscono fattori di rischio in età adulta per lo sviluppo di attacchi di panico e psicopatologie dell’umore.


²Gran parte delle difficoltà comportamentali caratterizza periodi di crescita specifici e con essi tendono ad evolvere e rientrare spontaneamente.

Qualora però fossero inserite in quadri più complessi come ad esempio un deficit di attenzione ed iperattività, una marcata dis-regolazione emotiva o una persistente insensibilità al rimprovero, le difficoltà comportamentali non trattate possono cronicizzare in condotte aggressive, difficoltà sociali fino alla strutturazione di una vera e propria personalità anti-sociale.

Si consiglia di non attendere che sia un evento eclatante del contesto di riferimento, come ad esempio una bocciatura o un’aggressione, a segnalare le difficoltà comportamentali, bensì di rivolgersi ad uno specialista appena il repertorio comportamentale inizia a “salire” di intensità.

Più precoce è l’intervento infatti migliore risulterà la prognosi.



Puoi fissare un PRIMO COLLOQUIO GRATUITO con la Responsabile del Centro, che ti indirizzerà da una delle nostre Psicologhe/Psicoterapeute.

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Potrai esporre alla nostra responsabile la situazione che stai vivendo, per capire se c’è la necessità di intervenire.

Le scelte che facciamo oggi possono essere fondamentali per il futuro dei nostri figli,  per la loro vita familiare, sociale, scolastica e lavorativa

 

Non consigliamo a nessuno di accogliere ansia o apprensione, ma quando si tratta del benessere dei propri bambini è bene avere qualche scrupolo in più,

“NON ASPETTARE E IL TEMPO SARÀ DALLA TUA PARTE.”

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Si tratta di un INCONTRO INFORMALE in cui potrai esporci tutti i tuoi dubbi sulle difficoltà del tuo bambino o su ciò che di strano hai riscontrato nei suoi comportamenti, la responsabile del centro ti guiderà nella comprensione del problema e nella scelta dell’intervento terapeutico che più si adatta alle sue esigenze.

Porta con te la documentazione clinica del bambino, la sua presenza non è opportuna in questa fase. Se non hai possibilità di lasciarlo a qualcuno portalo qui, potrà aspettarvi nell’area giochi.


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