E se le sue difficoltà a scuola fossero causate da un disturbo d’apprendimento?

E se le sue difficoltà a scuola fossero causate da un disturbo d’apprendimento?

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Anche quest’anno scolastico è giunto al termine.

Anche quest’anno, come ogni anno, arriva il momento dei colloqui genitori-insegnanti,

il tempo delle agognate e, qualche volta, temute pagelle,

pronte a far sorridere qualcuno e arrabbiare qualcun altro…

Gli incontri con i docenti possono essere l’occasione per riflettere sull’impegno e sulle responsabilità di ciascun genitore verso il proprio figlio.

Il ricevimento può diventare un momento di crescita, di esplorazione e approfondimento della condizione scolastica del proprio bambino, ma anche di comprensione del suo stato emotivo e degli aspetti socio-relazionali che lo riguardano.

Ha avuto un buon rendimento?

Ha acquisito le competenze richieste?

Il suo atteggiamento è stato partecipativo, attento e responsabile?

Riesce a stare attento in classe?

Come interagisce con gli altri?

È ben integrato con il gruppo classe?

Solo sono alcuni degli aspetti da tener sotto controllo per monitorare uno sviluppo funzionale del bambino.

La scuola è finita, ma le difficoltà ci aspettano dietro l’angolo

la scuola è un momento fondamentale di trasformazione e crescita, coltiva il bisogno di conoscenza, abilità e sviluppo intrinseco ad ogni giovane mente.

Le sue attività sono strettamente connesse al lavoro specifico delle insegnanti e corredate dalle aspettative dei genitori.

 

Sempre più spesso questo bellissimo processo evolutivo viene minacciato:

  • dalle difficoltà che il bambino può riscontrare nelle più semplici attività scolastiche (lettura, scrittura e calcolo
  • dalle difficoltà di socializzazione e relazione con i pari
  • da un comportamento disfunzionale.

Queste difficoltà si esprimono attraverso uno scarso rendimento e possono essere causate da:

  1. disturbi non specifici di apprendimento:
  • fattori esterni (ambiente, problematiche familiari…),
  • fattori interni (motivazione, stato d’animo, disturbo d’ansia…),
  • deficit sensoriali (udito, vista…),
  • deficit neurologici (in seguito a traumi)
  1. disturbi specifici di apprendimento

Cosa si intende per “disturbi specifici d’apprendimento”?

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) vengono solitamente definiti come l’insieme dei disordini dell’età evolutiva caratterizzati da una specifica difficoltà nell’acquisizione di una o più abilità scolastiche (lettura, scrittura, calcolo);

spesso si presentano come una sindrome clinica persistente nel tempo che si esprime con diversi livelli di gravità e pervasività.

La principale caratteristica di queste difficoltà è che si riscontrano in persone dotate di una normale intelligenza e in assenza di situazioni di deficit neurologici o sensoriali, disturbi psicopatologici primari o svantaggio socioculturale.

I DSA sono disturbi del neuro-sviluppo che si manifestano con l’inizio della scolarizzazione, in Italia si stima ci sia almeno un alunno con un DSA per classe.

Il bambino/ragazzo con DSA, in genere, attraversa un percorso scolastico caratterizzato da enormi difficoltà che impediscono allo stesso di sviluppare l’autogoverno delle proprie azioni mentali.

Questa condizione funzionale può essere notevolmente migliorata dall’azione educativa.

Come riconosco un disturbo specifico d’apprendimento?

il tuo bambino è pigro?

Non riesce a stare attento?

Ha uno scarso e altalenante rendimento scolastico?

è disorganizzato e confusionario?

Perde il materiale scolastico, dimentica o confonde gli impegni?

Ha una lettura lenta, esitante, piena di interruzioni?

Non riesce a concentrarsi?

Va in ansia nell’affrontare un compito scritto?

Ha poca autostima?

Chiede spesso di andare in bagno o di uscire?

Dice spesso di essere stanco?

Evita di copiare dalla lavagna o non fa in tempo a finire?

Ha bisogno di continui incoraggiamenti?

 Questi possono essere tutti campanelli d’allarme da tenere sott’occhio!

Spesso sono gli/le insegnanti che segnalano una difficoltà scolastica, è un loro dovere individuare gli allievi che non stanno seguendo le tappe dell’apprendimento come gli altri.

I genitori dal canto loro devono porsi con mente aperta, accogliere i suggerimenti e approfondire il problema, prendendone coscienza, senza drammatizzare.

Il bambino con difficoltà d’apprendimento può riuscire a scuola, ha solo bisogno di un insegnamento diverso.

Il bambino DSA impara in maniera diversa e può aver bisogno del triplo di tempo rispetto ai compagni, ha bisogno sempre di consegne chiare e possibilmente sperimentabili.

Un approccio didattico migliorativo dovrebbe mirare all’insegnamento dell’uso degli strumenti compensativi, personalizzati in base alla necessità del bambino; l’azione didattica dovrebbe tendere ad aiutare i ragazzi, a sfruttare al meglio le risorse disponibili e personali di ciascuno, per non metterli di fronte a richieste eccessive e frustranti ma altresì valorizzarli.

Quando si fa la diagnosi?

  • Teoricamente, non potrebbe essere stilata prima della fine della seconda elementare per dare il tempo a tutti i bambini di automatizzare i processi della letto-scrittura e del calcolo.

 

  • È comunque indispensabile la segnalazione precoce perché già dalla prima elementare o addirittura dalla scuola dell’infanzia, attraverso alcuni indici predittivi, è indispensabile cominciare ad “esercitare” alcune abilità.

 

  • Benché quindi la diagnosi di dislessia non può essere effettuata prima della fine della seconda elementare, nelle logiche dei manuali diagnostici, ogni disturbo va apprezzato precocemente allo scopo di dar luogo alla prevenzione ed al trattamento precoce.

 

  • Nella prospettiva di un disturbo funzionale ad ampio spettro, con alto interessamento delle funzioni prassico-motorie, l’età di pertinenza della diagnosi si abbassa ai sei/sette anni (secondo semestre della classe 1^), ma si offre ad una buona visibilità già a cinque anni, seppur con le necessarie riserve, ma anche “senza essere troppo cauti”.

 

  • La fase dei 5/6 anni, che vede il maggior sviluppo di una serie di funzioni proprie della seconda infanzia (coordinamenti generali, organizzazione spazio-temporale, simbolizzazione, linguaggio, relazionalità, percezione delle quantità, alcune forme della “conservazione”, ecc.), e che vede il bambino attraversare l’ultimo anno di frequenza della scuola dell’infanzia e l’inizio della scuola primaria, relativamente alla sindrome dislessica si configura come una condizione di transito durante la quale possono già manifestarsi indicatori fondamentali e consentire una prima valutazione di allertamento.

In via generale si può ritenere, che “Con la diagnosi e l’intervento precoce la prognosi è buona in una percentuale significativa di casi”.

 

Chi fa la diagnosi?

La diagnosi, perciò, coinvolge prima di tutto il NEUROPSICHIATRA INFANTILE che attraverso una attenta raccolta anamnestica e una valutazione del funzionamento cognitivo del bambino, escluderà la presenza di difficoltà a livello cognitivo (che può dar luogo a difficoltà simili a quelle di chi ha un DSA) ed eventuali danni neurologici.

Vengono poi indicati dal clinico approfondimenti presso altre figure specialistiche in base alle caratteristiche del bambino:

  • il LOGOPEDISTA: analizza la velocità, l’accuratezza e la comprensione della lettura e della scrittura, le abilità numeriche e tutti gli eventuali automatismi ancora non stabilizzati (mesi dell’anno, tabelline…);

  • L’ORTOTTISTA: fa un controllo approfondito dei movimenti oculari;

  • il NEUROPSICOMOTRICISTA dell’età evolutiva: valuta le abilità visuopercettive, le funzioni esecutive e fa un bilancio della motricità, della scrittura e di tutta la coordinazione motoria;

  • lo PSICOLOGO, valuta il comportamento, lo stato emotivo e il funzionamento intellettivo del bambino, osservandolo nella sua globalità;

  • lo PSICOPEDAGOGISTA, indica i percorsi didattici più funzionali.

Non dobbiamo spaventarci di tutte queste figure coinvolte (non sempre devono essere chiamate in causa tutte), anzi attiviamoci subito, perché la diagnosi, specie se tempestiva, riduce il rischio delle ricadute psicologiche, negative per la crescita del nostro bambino (ansia, depressione, bassa autostima…).

Al termine di tutte le prove effettuate dai vari specialisti, il medico può stilare la diagnosi.

La DIAGNOSI è importante perché aiuta a conoscere le caratteristiche del disturbo e a convincersi che c’è sempre un modo per superarlo.

Aiuta il bambino/ragazzo a:

  • raggiungere la consapevolezza delle proprie difficoltà, ma soprattutto della propria intelligenza e delle proprie abilità (memoria visiva, creatività, ecc.);
  • capire che, grazie a queste e attraverso l’uso di semplici strategie, può riuscire a superare ogni ostacolo;
  • scegliere il percorso scolastico che desidera senza rinunciare a priori scegliendo scuole che richiedono prestazioni inferiori alle sue possibilità.

Aiuta i genitori e gli insegnanti a:

  • riconoscere e valorizzare i punti di forza del bambino;
  • individuare la modalità di apprendimento propria del bambino;
  • saper tracciare un confine chiaro tra ciò che dipende o non dipende dal suo impegno.

Dà diritto ad utilizzare mezzi compensativi, personalizzati in base alla necessità del bambino o misure dispensative a scuola.


Se credi che tuo figlio abbia delle difficoltà da approfondire,

se le insegnanti hanno riportato delle carenze importanti,

se hai dei dubbi sul perché di queste difficoltà, approfondisci la questione, parlane con noi!

 

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*COME FUNZIONA IL PRIMO COLLOQUIO:

Si tratta di un INCONTRO INFORMALE in cui potrai esporci tutti i tuoi dubbi sulle difficoltà del tuo bambino o su ciò che di strano hai riscontrato nei suoi comportamenti, la responsabile del centro ti guiderà nella comprensione del problema e nella scelta dell’intervento terapeutico che più si adatta alle sue esigenze.

Porta con te la documentazione clinica del bambino, la sua presenza non è opportuna in questa fase. Se non hai possibilità di lasciarlo a qualcuno portalo qui, potrà aspettarvi nell’area giochi.

 

Il Centro Progressi ha due sedi

VILLA ADRIANA: Via Lago di Misurina 12, 00019 a Villa Adriana, Tivoli (RM)

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