Basta cellulari e tablet ai bambini

Basta cellulari e tablet ai bambini

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Chi sono i bambini digitali?

Per bambini digitali, si intende quella generazione di bambini nati, in Italia, alla fine degli anni ’90, una generazione cresciuta con le nuove tecnologie (ipad, smartphone, tablet) che hanno profondamente modificato il loro modo di apprendere, conoscere, comunicare e interagire.

Nel 2018 si è stimato che nel 95% delle famiglie, un bambino di età inferiore agli 8 anni possiede uno smartphone.

Gli apparecchi portatili, per la loro maneggevolezza, le piccole dimensioni e la comodità hanno aumentato sensibilmente l’accessibilità e l’utilizzo della tecnologia, soprattutto da parte di bambini ancora troppo piccoli. Lo smartphone, il telefono intelligente, con avanzate capacità di calcolo, memoria e connessione, è l’oggetto tecnologico più amato da bambini e adolescenti.

La tecnologia moderna è penetrata nelle nostre vite fino a rappresentare un aspetto fondamentale dei rapporti e della comunicazione, ma quanto questo può divenire preoccupante quando sì parla dei più piccoli?

Studi, sondaggi e interviste mettono continuamente in evidenza quello che molti sanno, ma difficilmente si ha il coraggio di accettare:

MOLTI ADOLESCENTI SONO INFELICI!

Gli Smartphone sono diventati gli unici strumenti elettronici ad interagire con l’uomo in ogni fase del suo sviluppo, accompagnano il bambino per tutto il percorso di crescita:

  • nel periodo perinatale, la mamma condivide scatti, fa ascoltare musica, utilizza continuamente il dispositivo tenendolo a stretto contatto con la pancia,
  • durante l’infanzia diventa spesso un baby sitter a cui affidare il proprio bambino per un attimo (attimi che a volte diventano ore) di tranquillità,
  • nell’adolescenza è lo status symbol per eccellenza, possederne o meno definisce chi lo possiede, lo integra e lo fa sentire parte di un gruppo,
  • nella prima età adulta diventa uno strumento fondamentale per le comunicazioni, i rapporti sociali e il lavoro.

Quali sono le indicazioni della comunità scientifica in merito?

L’American Academy of Pediatrics e la Canadian Society of Pediatrics affermano che i bambini da 0 a 2 anni non dovrebbero essere esposti alla tecnologia, dai 3 ai 5 l’esposizione dovrebbe essere massimo di un’ora al giorno, non durante i pasti, per un’ora prima di andare a letto né come “ciuccio emotivo” per tenerli buoni, mentre dai 6 ai 18 non più di due ore al giorno.

I bambini e i giovani fanno uso della tecnologia 4-5 volte in più dell’ammontare di ore raccomandato, con conseguenze serie e spesso pericolose per la vita (Kaisee Foundation 2010, Active Healthy Kids Canada 2012).

Quali sono le conseguenze di una sovraesposizione?

La sovraesposizione alla tecnologia (cellulari, internet, iPad, TV) di un cervello in via di sviluppo, può essere associata a deficit delle funzioni esecutive e dell’attenzione, a ritardi cognitivi, apprendimento compromesso, aumento dell’impulsività e diminuzione della capacità di autoregolarsi, che può tradursi in scatti d’ira.

Con l’uso massiccio di tale dispositivi si abbassa notevolmente, nella fase di crescita, la tolleranza alla fatica, alla frustrazione e alla noia, in tale uso diventa inevitabile la mancata relazione vis-à-vis con le altre persone, il bambino concentrato sul piccolo schermo resta come ipnotizzato e non si cura di chi ha intorno, questo rende difficile lo sviluppo di sentimenti di empatia (sentire lo stato d’animo altrui, riconoscerlo e reagire ad esso) e la gestione delle proprie emozioni.

Importante è sottolineare come i dispositivi elettronici influenzino lo sviluppo psico-fisico e psico-sociale, sviluppo che, purtroppo non di rado, sfocia nella psico-patologia (internet addiction disorder).

Come è cambiato negli anni l’approccio educativo?

Anche il modello educativo si è dovuto adeguare ai cambiamenti che l’uso di tali strumenti ha portato, se prima nello sviluppo delle abilità specifiche (leggere, scrivere, manipolare oggetti) si allenava la coordinazione occhio-mano, oggi i bambini di 2 anni sanno già usare il touch screen, con relativa perdita di quelle capacità fondamentali per l’apprendimento (la disgrafia è un fenomeno con un impatto numerico impressionante nelle classi della scuola primaria).

Prima il bambino si rapportava e viveva in uno spazio reale e tridimensionale, in cui poteva toccare concretamente ciò con cui veniva a contatto e affinare i suoi movimenti,

“Le mani sono gli strumenti propri dell’intelligenza dell’uomo.” Cit. M. Montessori

oggi è continuamente immerso in spazi bidimensionali o tridimensionali- virtuali dello schermo e la sua conoscenza è limitata alla vista (I bambini piccoli pensano attraverso l’uso delle mani). Oggi un bambino su tre inizia la scuola con ritardi relativi allo sviluppo che influenzano negativamente l’alfabetizzazione e i risultati scolastici (HELP EDI Maps 2013).

Prima il bambino conviveva e accettava un certo tempo di attesa per avere quello che desiderava, oggi si ottiene (e si deve ottenere tutto) nel milli-secondo.

Prima il bambino si doveva ingegnare per trovare soluzioni ai problemi da affrontare, oggi attraverso un telefono si acquisiscono risorse e conoscenze infinite col minimo sforzo.

Non dimentichiamoci però dei vantaggi:

Senza voler demonizzare ogni cosa, appare evidente che, se da una parte diminuisce la capacità di attesa, vengono meno le capacità sociali e si hanno difficoltà nella regolazione delle emozioni, dall’altra è innegabile che la tecnologia moderna porta dei benefici:

  • contribuisce al risparmio di energie utilizzabili diversamente,
  • predispone il bambino ad una maggiore prontezza all’avvio,
  • dà la possibilità di accedere a molteplici domini di conoscenza,
  • fornisce ausili per tutti i bambini, anche con difficoltà.

Tutto ciò deve però essere regolato e sottoposto alla supervisione di un adulto capace di distinguere quando l’utilità diventa ossessione.

Tecnologia e dipendenze:

Con l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie dell’elettronica e dell’informatica, si sono diffuse anche nuove forme di dipendenza che si manifestano con ossessioni e comportamenti compulsivi inerenti l’uso della tecnologia, della rete e lunghissimi periodi passati in chat. Al primo posto i videogiochi (49%) seguiti dal computer (44%).

Quella da internet è una dipendenza accomunabile alle altre forme di dipendenza (alcool, sostanze…), l’attività domina i pensieri, assume un valore primario tra tutti gli interessi; nell’uso dello strumento si prova un aumento d’eccitazione o maggiore rilassatezza; bisogna aumentare sempre più il tempo di uso per avere l’effetto desiderato; si manifesta malessere psichico e/o fisico quando s’interrompe o si riduce l’utilizzo degli strumenti; si creano tensioni e liti tra chi utilizza gli strumenti e le persone che sono vicine.

L’esposizione dei più piccoli alla tecnologia può interferire con il benessere, lo sviluppo, la vista, l’ascolto, il sonno, il rapporto con gli altri, la relazione genitore-figlio.

Abusando della tecnologia non si fa che delegare la gestione del bambino ad un oggetto. I bambini hanno bisogno di equilibrio in tutti gli aspetti della vita, anche tra quello che è reale e quello che è virtuale e devono capire che c’è uno spazio per fare una cosa e uno per farne un’altra.

Ovviamente la responsabilità non è della tecnologia in sé, ma dell’uso che se ne fa.

Se si normalizza troppo questa invasione tecnologica, si rischia di intaccare il consolidamento di quei confini psichici nei bambini che non gli permetteranno di proteggersi dai pericoli e di sviluppare tutta una serie di competenze sociali.

Spesso poi gli adulti non controllano le attività dei più piccoli, sopravvalutano le loro capacità di comprendere ciò che vedono sullo schermo e non conoscono le potenzialità e i rischi dei dispositivi.

I modi in cui i bambini sono cresciuti ed istruiti alla tecnologia non sono più sostenibili.

I bambini sono il nostro futuro, ma quale futuro stiamo costruendo per i giovanissimi a cui consentiamo con la nostra superficialità, stanchezza e accondiscendenza di abusare della tecnologia?

Non arrendiamoci alle abitudini, alla normalizzazione di comportamenti diventati quotidiani, lottiamo per il loro benessere, stacchiamo gli occhi dai nostri smartphone e proviamo a dare il buon esempio.


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