Adulti, come comportarsi con i più piccoli?

Adulti, come comportarsi con i più piccoli?

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Tra i 6 e i 12 anni, un bambino sviluppa un insieme di regole funzionali alla vita sociale e personale:

• Impara a separare la fantasia dalla realtà;
• Sviluppa pienamente le capacità cognitive e sociali impegnandosi anche nella soluzione di problemi;
• Verifica l’effetto che le azioni hanno sulla realtà;
• Consegue nuove abilità e diventa consapevoli delle proprie inclinazioni particolari;
• Raccoglie dati sul mondo al di fuori del gruppo di appartenenza;

Per risolvere questi compiti i bambini hanno bisogno di poter trovare e sperimentare i PROPRI VALORI ed il PROPRIO MODO DI FARE LE COSE, interiorizzare le regole, in modo da potersi prendere cura di sé, sperimentare l’essere in disaccordo con gli altri scoprendo che, ciò può accadere senza per questo essere abbandonati o sentirsi meno amati.


L’adulto ha la responsabilità e il compito di educare con l’esempio e l’atteggiamento, evitando i comportamenti inadeguati

COMPITI DEGLI ADULTI EDUCATORI:

stimolare l’assunzione di piccole responsabilità;
incoraggiare pensieri, domande, dialoghi;
insegnare le funzioni delle regole e spiegare come sono strutturate, discutendole se necessario;
accordarsi su alcune regole, evitando le manipolazioni e gli inganni;
differenziare ciò che è buono da ciò che è cattivo, ciò che è importante da ciò che non lo è e far capire quali sono le richieste non negoziabili e quali quelle negoziabili;
insegnare come conciliarsi con gli altri quando insorgono dei problemi e far capire che discutere serve per risolvere le questioni e non per ottenere delle conferme;
far fare loro compiti e lavori sempre più complessi;
permettere loro di fare le cose a modo proprio, individuando strategie personali per risolvere i problemi;
fare con loro sia cose da bambini che “da grandi”;
stimolarli a fidarsi delle proprie sensazioni e dei propri sentimenti come fonti valide di informazione su cosa sta succedendo.

COMPORTAMENTI INADEGUATI DEGLI ADULTI:

• il non lasciare che impari a “fare” in autonomia, interferendo, bloccando, sostituendosi, svalutando i tentativi personali, criticando i risultati ottenuti;
svalutare i tentativi di padronanza, enfatizzando l’errore e considerandolo un segnale di fallimento, criticando la scelta degli obiettivi perseguiti e sminuendo i successi ottenuti;
non prestare ascolto alle sue argomentazioni, alle sue richieste di spiegazione, ai suoi dubbi oppure svalutarli come privi di importanza;
valutare lui e non la sua competenza, sulla base dei risultati conseguiti e confrontandolo con gli altri;
• stimolarlo a gareggiare sempre contro l’altro, e non con l’altro, per primeggiare e non per migliorare;
rifiutarsi di discutere con lui sulle regole, sulle ragioni che le sostengono;
affrontare le discussioni come su un ring, dove si decide chi vince e non come un’occasione per imparare dall’altro, trovando un accordo e una soluzione creativa;
scoraggiare le relazioni positive con gli altri, adulti, ragazzi e bambini, svalutandoli e trasmettendo il messaggio “fuori non c’è niente di buono”.

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