Non capisco la metà di ciò che dice

Non capisco la metà di ciò che dice

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il tuo bambino riesce a comunicare solo con te?

Dice le parole in una maniera incomprensibile e neppure tu riesci ad interpretarle?

Hai notato una lallazione limitata nei primi mesi di vita?

Pensi ci sia un ritardo nella comparsa delle prime parole?

Ti sembra abbia un repertorio ristretto di fonemi sia vocalici che consonantici?

Queste sono tutte condizioni che, già nei primi anni di vita, possono essere indagate per capire se sia il caso di intervenire e aiutare il tuo bambino nel suo percorso di sviluppo.

La Disprassia verbale:

Uno dei possibili disturbi che potrebbe compromettere la comunicazione del tuo bambino è la disprassia verbale.

La Disprassia Verbale Evolutiva è un disordine del linguaggio, nel quale il bambino ha difficoltà nel pianificare, eseguire e sequenziare i movimenti della bocca (o meglio dell’apparato fonatorio) necessari per un linguaggio chiaro.

Nella disprassia la difficoltà è nella programmazione motoria, per cui il bambino sa bene quello che vorrebbe dire ma non riesce ad organizzare e automatizzare i movimenti di mandibola, labbra e lingua per poter produrre il messaggio verbale.

La difficoltà di linguaggio può essere accompagnata da:

  • Difficoltà di suzione e alimentazione
  • Scarso uso dei gesti
  • Difficoltà o ritardi nella prensione o nell’acquisizione delle tappe motorie.
  • Problemi di sonno
  • Difficoltà di sguardo e di oculomozione

Un bambino con disprassia verbale può vivere una situazione molto frustrante perché capisce molto più di quello che può dire. Una mancata comprensione nel contesto familiare e/o extra-familiare, può generare frustrazione e ansia, che viene manifestata attraverso reazioni emotive apparentemente non congrue al contesto (scoppi d’ira improvvisi, pianto inconsolabile, “capricci”, ecc.).

Una diagnosi precoce diventa quindi fondamentale per scongiurare ricadute sul piano emotivo e relazionale di un bambino che, nel pieno delle sue capacità cognitive, si percepisce un cattivo comunicatore.

Inoltre, l’individuazione precoce permette di evitare che le difficoltà di programmare e produrre il linguaggio invadano agli altri aspetti linguistici e interferiscano negativamente sull’organizzazione del pensiero verbale e dell’apprendimento.

Chi fa la diagnosi?

La diagnosi di disprassia verbale viene effettuata dal Neuropsichiatra Infantile, coinvolgendo nella valutazione il Logopedista e/o il Terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, che collaborano al fine di stabilire il profilo funzionale del bambino.

Sulla base della diagnosi è fondamentale iniziare precocemente un trattamento logopedico specifico per lavorare sulla funzionalità motoria del suo apparato fonatorio e migliorare la sua produzione verbale, supportandolo costantemente nei suoi tentativi di comunicazione.

La terapia logopedica appropriata viene programmata su modalità di trattamento precise e obiettivi da raggiungere. È importante che l’intervento, per avere maggiori possibilità di successo, preveda sedute frequenti (solitamente almeno bisettimanali), un allenamento intensivo e ripetitivo e un coinvolgimento attivo del genitore per favorire la generalizzazione.


Il disturbo fonetico/fonologico:

Diverso dalla disprassia per la natura della difficoltà e di conseguenza per l’approccio riabilitativo che verrà adoperato dal logopedista, è il disturbo fonetico/fonologico, difficoltà relativa all’acquisizione del linguaggio, che porta il bambino a produrre i suoni della lingua (fonemi) in modo scorretto e non adeguato alla sua età.

I bambini, la maggior parte, fanno errori quando imparano a dire parole nuove. Un disturbo del linguaggio si verifica quando gli errori continuano anche dopo una certa età.

La presenza di questo disturbo può rendere difficilmente comprensibile il linguaggio verbale a causa delle omissioni, sostituzioni e/o inversioni di fonemi che lo caratterizzano. La frase orale, pur essendo correttamente strutturata, risulta incomprensibile per le numerose devianze fonologiche.

La parola è composta da foni, ovvero singoli suoni, la scorretta pronuncia di questi suoni si chiama dislalia.

Nella gran parte dei bambini dislalici non ci sono danni di tipo organico alla base della mancata acquisizione di un suono, ma cause “funzionali” che hanno alterato e modificato la produzione.

Tale premessa è utile per comprendere alcune semplificazioni che il bambino commette e che possono essere d’allarme per il genitore.

L’elenco di seguito mostra le competenze fonologiche che un bambino dovrebbe aver raggiunto in una determinata fascia d’età: 

  • Tra 24-30 mesi p-b, t-d, k-g, m, n, l,
  • Tra 30-48 mesi S, sci, f-v, ci-gi, z
  • Tra 48-60 mesi R, gn, gli e gruppi consonantici semplici.
  • Tra 60-72 mesi Gruppi consonantici complessi
  • Oltre 72 mesi Parole complesse con più di 4 sillabe.

Difficoltà di linguaggio e apprendimento, cosa potrebbe succedere se non si interviene?

La difficoltà di linguaggio è spesso seguita da problemi associati.

Le difficoltà nella lettura e nella scrittura, le anomalie nelle relazioni interpersonali e i disturbi emotivi e comportamentali sono alcune delle conseguenze di un disturbo non trattato.

Un mancato intervento potrebbe creare diversi problemi, non è raro infatti, che all’inizio della classe prima, l’insegnante possa osservare nei propri alunni difficoltà linguistiche che interferiranno poi nell’acquisizione della letto-scrittura.

Il bambino che non possiede la mappa completa dei fonemi contenuti nella propria lingua, compie errori di pronuncia. Il rotacismo (errata pronuncia del fonema “R”), per esempio, è piuttosto frequente, così come il sigmatismo (errata pronuncia del fonema “S”), per questo puoi sentire il tuo bambino pronunciare:

  • LANA al posto di RANA
  • CIOLE al posto di SOLE

Varie possono essere le incertezze nella pronuncia e, chiaramente, conducono il bambino a successivi errori nell’ortografia della parola, poiché la sua “autodettatatura” non è corretta.

Eliminazione della sillaba più debole

  • “nana”per”banana”,“fante” per “elefante”

Armonia consonantica, quando una consonante viene sostituita con un’altra già presente nella parola, ed in questo modo, l’articolazione viene resa più armonica…

  • “Pappeto” per “tappeto”.

Per esempio, la mancata acquisizione del gruppo consonantico con il fonema S (sk, sp, st…), potrà rendere difficoltosa la pronuncia e la scrittura delle parole che lo contengono e quindi:

  • la parola “scatola“ diventerà “catola”,“castello”, sarà “catello”.

Riduzione dei dittonghi

  • “pede”per “piede” ed altre ancora…

È quindi evidente la forte correlazione tra sviluppo fonologico e apprendimento della letto-scrittura, per cui se il bambino si troverà ad affrontare la scrittura, prima di aver raggiunto una corretta produzione verbale, incorrerà sicuramente in errori, che assomiglieranno alla sua produzione orale.

Queste difficoltà possono essere inoltre accompagnate da un atteggiamento di chiusura, soprattutto se il bambino non viene compreso nell’ambiente familiare ed exta-familiare che lo circonda.

NON SEI SOLA/O: Il ritardo nello sviluppo del linguaggio è più frequente di quello riguardante altre aree. Circa l’1% dei bambini ha un ritardo serio dello sviluppo del linguaggio; considerando anche le forme meno serie, la stima di incidenza del disturbo varia dal 3 al 15%.


Se hai notato una di queste difficoltà nel tuo bambino,

se hai dei dubbi sul perché di queste difficoltà, approfondisci la questione, parlane con noi!

Non aspettare! Una diagnosi precoce è il modo migliore per affrontare una difficoltà.

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Porta con te la documentazione clinica del bambino, la sua presenza non è opportuna in questa fase. Se non hai possibilità di lasciarlo a qualcuno portalo qui, potrà aspettarvi nell’area giochi.

 

Il Centro Progressi ha due sedi

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