Il tuo bambino si distrae facilmente?

Il tuo bambino si distrae facilmente?

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• Il tuo bambino si distrae facilmente?
• Cambia continuamente attività senza completarne una?
• Commette molti errori di distrazione nei compiti o in altre attività?
• Ha difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti ma anche su attività di gioco?
• Spesso non ascolta quando gli si parla, fa domande ma poi non ascolta le risposte?
• Non porta a termine i compiti e non segue le istruzioni?
• è disorganizzato?
• Evita o prova avversione verso compiti che prevedono impegno mentale protratto?
• Perde gli oggetti?
• è facilmente distratto da stimoli esterni?
• è sbadato nelle attività quotidiane?

ADHD, conoscere per capire

La disattenzione può essere la manifestazione di una difficoltà cognitiva e rappresentare una delle tre dimensioni che può determinare l’ADHD: Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività
Le principali criticità di questo disturbo sono rappresentate:
  • dagli elevati tassi di incidenza, corrispondente circa al 3-5% della popolazione infantile censita,
  • dalla variabilità di manifestazione sintomatologiche del disturbo,
  • dalla elevata comorbilità, ossia la sovrapposizione con altri disturbi dell’apprendimento e del comportamento.
È bene sottolineare che l’ADHD non può essere causata da comportamenti educativi inadeguati da parte dei genitori, gli errori educativi possano modulare il disturbo, ma non sono la causa. Il disturbo, infatti, secondo le evidenze scientifiche più recenti, ha origini neurobiologiche.
Per raggiungere un obiettivo nello studio o nel gioco occorre essere in grado di coordinare una serie di attività e funzioni cognitive, che assicurano flessibilità al nostro comportamento e permettono la distribuzione delle risorse attentive, di coordinare le sequenze delle varie azioni, di effettuare il passaggio da un compito all’altro al momento giusto.
Tali abilità sono chiamate funzioni esecutive e sono controllate dalle regioni frontali del cervello, è qui che opera l’attenta regia capace di inibire, attivare, coordinare i diversi comportamenti, finalizzati al raggiungimento di uno scopo.
Nel corso della scuola primaria il bambino interiorizza via via queste capacità, a partire dai sette anni di età, giungendo a modulare anche le proprie emozioni e divenendo capace di posporre o modificare le reazioni ad un evento distraente, autoregolandosi.
L’attenzione è richiesta per qualunque compito o attività.
Nei bambini e nei ragazzi ADHD qualcosa non va per il verso giusto e non si inibiscono le risposte comportamentali o cognitive che in quel momento sono disfunzionali: si continua a reagire a tutta la gamma di stimoli interni (pensieri improvvisi, sensazioni…) ed esterni (una mosca che passa, un lampo di luce, la parola di un compagno colta al volo…) che fluiscono nell’ambiente.
Paradossalmente quindi, il ragazzo ADHD non è disattento, è troppo attratto da tutto, quindi il termine più adatto per definire questa condizione non è tanto disattenzione quanto inattenzione.
Puoi approfondire l’argomento nell’articolo: Iperattività, impulsività e disattenzione, conoscerle ed intervenire

ADHD, iperattività e disattenzione a scuola

I ragazzi con ADHD non riescono a mantenere l’attenzione sui compiti scolastici per il tempo necessario al loro svolgimento, preferiscono orientare l’attenzione nei confronti di attività immediatamente gratificanti, evitando quelle che richiedono sforzo e impegno, sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli.
Eppure spesso riescono a portare a termine il compito se vengono aiutati a focalizzare e mantenere l’attenzione.
I fattori che ostacolano una buona prestazione scolastica sono, oltre ai problemi attentivi e alla difficoltà di pianificare compiti complessi, lo stile impulsivo, le scarse abilità di gestire lo sforzo, la scarsa motivazione e sovente gli atteggiamenti provocatori ed oppositivi.
Il bambino o ragazzo ADHD ha marcate difficoltà ad inibire le risposte automatiche, cioè quelle che istintivamente tendiamo a mettere in atto prima di riflettere su quale sia la migliore.
Ne consegue che necessitano di attività altamente strutturate ed organizzate, dove ci siano chiari stimoli che indichino quale comportamento mettere in atto: quando cominciare il compito, come portarlo a termine.
Infatti è osservazione comune rilevare come i problemi del bambino o ragazzo ADHD siano più seri quando le attività e/o gli spazi sono meno strutturati: intervallo, palestra, mensa, momenti liberi.

Dislessia e disattenzione

È alquanto frequente che genitori ed insegnanti presentino casi di bambini che esibiscono disattenzione come tratto all’apparenza principale, oppure considerata la causa delle difficoltà scolastiche.
 
La disattenzione però non è tra le cause della Sindrome Dislessica, ma può esserlo della lettura irregolare (precipitosa, discontinua, con frequenti invenzioni/intuizioni, iper-reattiva, ecc.).
Facilmente riscontrabile è, del resto, la fragilità attentiva nei soggetti dislessici sia nelle prestazioni scolastiche che nelle occupazioni di vita quotidiana, mentre oggetto di diversa interpretazione è l’indagine sulla natura di tale disattenzione.
Significativo è il riscontro della tendenza nel dislessico ad una insufficiente attenzione selettiva, per effetto della quale si mostra poco resistente alla disattenzione ed è molto esposto agli stimoli laterali, sia sonori che visivi presenti nell’ambiente, fenomeno definibile anche come “sensibilità ai distrattori” o “scarso controllo degli stimoli laterali”.
Per altro, la condizione di labilità attentiva diventa motivo della scarsa comprensione o del conseguente smarrimento del lettore e scrittore.
Pur presentando nette affinità, la sindrome definita ADHD, sia per la natura neurobiologica, sia per alcuni sintomi (in particolare il mancato controllo della costanza esecutiva e della sequenzialità), si distingue dalla Sindrome Dislessica.
 
In breve:
1. Deficit di attenzione e ADHD (Disturbo da deficit di attenzione con iperattività) e Sindrome Dislessica sono condizioni distinte per eziologia e per manifestazioni, quando compresenti, danno luogo ad uno stato di co-morbilità.
 
2. Il deficit di attenzione può rendere difficile la lettura e le altre prestazioni scolastiche.
 
3. La Sindrome Dislessica induce lentezza, interruzioni, affaticamento e perdita di comprensione che, inevitabilmente generano perdita di attenzione.

Quando posso pensare alla presenza di un disturbo?

Per determinare la presenza di un disturbo,
  • i tratti di disattenzione devono essere più gravi di quelli rilevati nei bambini della stessa età o più gravi rispetto a quelli attesi in quello stadio di sviluppo;
 
  • devono esser presenti in diversi contesti (se sono presenti in un solo contesto, è ragionevole pensare che i problemi siano legati a “quel” contesto);
 
  • devono creare problemi nella gestione della vita quotidiana.
 
  • l’insorgenza deve esser precoce: il disturbo rivela i suoi primi segnali prima di tutto alla scuola dell’infanzia, anche se si rende evidente nel periodo della scuola primaria, con “punte” di massima frequenza intorno ai dieci anni di età.

Cosa può succedere se non intervengo?

Terapie specifiche, che coinvolgono professionisti specializzati nel trattamento di disturbi specifici sono state messe a punto negli anni, per aiutare i bambini con deficit di attenzione e/o con disturbi di apprendimento ad assumere comportamenti più funzionali e un metodo di studio che meglio si adatti alle sue condizioni neurobiologiche.

in molti casi, quando si riscontrano difficoltà in questi ambiti, è bene rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile per identificare o escludere il disturbo da trattare, ad ogni modo è sempre bene ricordare che:

Più precoce è l’intervento migliore risulterà la prognosi.

Nella maggior parte dei casi, i bambini con ADHD superano il loro disturbo e diventano adulti “normali”, questo succede però solo ad alcune condizioni:
L’ADHD può essere affrontata e superata solo se si interviene adeguatamente, in caso contrario, può causare rilevanti problemi che si aggravano nel tempo. Bambini con ADHD hanno un alto rischio di diventare delinquenti in adolescenza; purtroppo questa condizione, se non adeguatamente affrontata, espone a gravi rischi di deriva antisociale e di condotte pericolose.

La mancanza di abilità sociali, la scarsa empatia, le reazioni eccessive alle situazioni positive/negative, le difficoltà a cooperare → producono feedback negativi, rifiuto e isolamento, solitudine, bassa autostima e insuccessi scolastici, in una spirale negativa che si autoalimenta
Per quanto riguarda i disturbi di apprendimento, invece, molteplici sono le situazioni personali che possono conseguire ai disturbi scolastici in genere, è quindi importante approfondire il problema con una diagnosi accurata, per un intervento mirato a supportare il bambino nella sua specifica condizione.
“Demoralizzazione, scarsa autostima e deficit nelle capacità sociali possono essere associati ai Disturbi di Apprendimento”.

è importante conoscere il motivo delle difficoltà scolastiche del proprio bambino, perché chi ha un DSA non riconosciuto può:

  • ridurre il livello di autostima e aumentare il rischio di disturbi emotivi e psicologici: ansia, disturbi del comportamento, depressione… ma questi
    problemi, che derivano da un profondo senso di inadeguatezza, SONO LA CONSEGUENZA E NON LA CAUSA DEI DSA;
  • demotivarsi e disinvestire energie in ambito scolastico;
  • sperimentare nuovi insuccessi che alimenteranno ancor più il suo senso di inadeguatezza fino ad assumere un atteggiamento di rinuncia.

Dobbiamo sforzarci di prendere coscienza del problema senza drammatizzare; informarci su tutto ciò che è necessario fare per aiutarlo.


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Porta con te la documentazione clinica del bambino, la sua presenza non è opportuna in questa fase. Se non hai possibilità di lasciarlo a qualcuno portalo qui, potrà aspettarvi nell’area giochi.

 

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